Per il nuovo Museo archeologico

Grazie al contributo della Fondazione della Cassa di Risparmio di Imola abbiamo completato un delicato intervento conservativo su preziosi reperti archeologici destinati ad essere esposti nel nuovo Museo archeologico nel complesso di San Domenico.

Quattro tombe villanoviane appartenenti alla necropoli di Pontesanto, recuperate tra il 1999 e il 2000 assieme ad altre sette sepolture e ai resti dell’abitato, ci avevano restituito una serie di oggetti d’uso, alcuni in ceramica, altri in bronzo oppure in osso e ambra.
Il recupero di questi oggetti, rimasti sepolti per 2.700 anni, ha comportato un lungo e oneroso intervento conservativo, capace di farci di nuovo apprezzare le forme originarie e di ipotizzarne l’uso.
Il recupero di tutti i reperti contenuti in una sepoltura, e non solo di quelli più belli o più integri, è fondamentale per capire il significato simbolico che ogni oggetto riveste all’interno dell’importante cerimonia funebre propria della civiltà villanoviana.
Possiamo così ricostruire alcune azioni di questo complesso rituale che prevedeva che, dopo la cremazione del defunto, le ossa venissero inserite in un ossuario mentre la terra di rogo veniva riposta all’interno della cassa lignea.
L’ossuario veniva quindi avvolto in un tessuto chiuso con spille e gli oggetti che componevano il corredo funerario, diversi per uomini e donne e per ruolo sociale, venivano anch’essi deposti nella tomba.
La ricchezza e complessità della società villanoviana traspare anche dai resti del banchetto funebre consumato con piattelli e tazze in ceramica, situle e attingitoi in bronzo ed enigmatici presentatoi il cui uso ancora ci sfugge.

foto del banner: Gruppo di fibule in bronzo da una sepoltura femminile di età villanoviana (750-725 a.C.)

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